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Il disturbo ossessivo compulsivo

 

Che cosa si deve sapere

A molti può accadere di non riuscire a liberare la mente da un ritornello musicale, da un’immagine, da un ricordo, oppure sentirsi costretti a controllare ripetutamente il gas, l’interruttore della luce, il contenuto del portafoglio. Possiamo, inoltre, essere colti da un dubbio, oppure un pensiero fastidioso ed estraneo può distrarre la nostra mente proprio quando avremmo bisogno di maggiore concentrazione per svolgere un’attività impegnativa o risolvere un problema. Queste esperienze si caratterizzano per la loro occasionalità e soprattutto per la facile controllabilità da parte del soggetto che le vive e che riesce a scacciarle con un piccolo sforzo di volontà. Se però gli stessi pensieri raggiungono un’intensità ed una frequenza tali da costituire un alto grado di sofferenza soggettiva, impadronendosi della nostra mente o della nostra volontà e ci costringono a compiere gesti che, con la loro inutile ripetitività, paralizzano ogni nostra iniziativa, in questi casi si parla di Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC).

 

È possibile una diagnosi precoce?

Il DOC può esordire in tutte le età della vita e quindi anche nell’infanzia e nell’adolescenza; secondo studi recenti oscillerebbe tra il 30% e il 50% la percentuale dei pazienti che provano così precocemente i primi segni del disturbo. Alcuni sintomi sono ben caratterizzati: nell’85% dei casi di esordio precoce sono stati riscontrati rituali di lavaggio, ed altrettanto comuni sono la ripetizione ed il controllo. Le caratteristiche cliniche delle forme infantili e adolescenziali di DOC sembrano essere sovrapponibili a quelle dell’adulto e gli stessi farmaci usati negli adulti si sono rivelati efficaci in questi soggetti più giovani. Da questi dati deriva il concetto fondamentale che una diagnosi tempestiva e l’inizio precoce di un regime terapeutico possono diminuire i rischi di cronicizzazione.

 

Ossessioni

Per ossessioni si intendono idee, pensieri, immagini o ricordi che sono ricorrenti, intrusivi ed involontari, che causano un marcato disagio ed un’ansia intensa. Queste ossessioni possono essere attinte dalla realtà quotidiana, come il timore di sbagliare e di compiere qualcosa di contrario alla legge o alla morale.

Le ossessioni più frequenti sono quelle riguardanti lo sporco e la contaminazione con germi, secrezioni corporali, sangue, radiazioni, sostanze tossiche. I comportamenti di evitamento comunemente associati a queste idee, riguardano l’uso di bagni pubblici e delle cabine telefoniche, il contatto con oggetti ritenuti contaminanti come il denaro, gli animali, le maniglie delle porte, che vengono perciò aperte con i gomiti. Altre ossessioni sono quelle a contenuto aggressivo: aggressività fisica o verbale, incidenti, disgrazie, guerre; questo tipo di ossessioni conduce all’evitamento di oggetti o situazioni pericolose come coltelli, aghi, vetri. Le ossessioni dubitative riguardano piccole attività quotidiane come chiusura di rubinetti di acqua, di gas, di interruttori della luce, ma anche preoccupazioni di ordine etico, esistenziale come il valore della giustizia e il significato della vita.

 

Compulsioni

Le compulsioni sono definite come comportamenti ripetitivi, finalizzati o intenzionali che il paziente mette in atto secondo certe regole o in maniera stereotipata, nello strenuo tentativo di ridurre l’ansia da cui è afflitto per proteggere sé stesso ed i propri cari da qualche indefinita tragedia futura. I rituali più frequenti riguardano la pulizia e sono spesso associati ad idee di contaminazione. La pulizia può essere personale come lavarsi le mani con prodotti abrasivi o i capelli con sostanze disinfettanti, ma possono essere coinvolti nei rituali anche oggetti o attività domestiche. Colpisce come tali comportamenti inducano effetti contrari a quelli voluti o sperati con aumento dell’ansia e del disagio. Accade che molte persone si autoinducano gravi dermatiti con l’uso eccessivo di detersivi o detergenti; spesso le infezioni, tanto temute, sono la logica conseguenza di questi comportamenti. I rituali di controllo interessano spesso gesti di vita quotidiana come chiudere porte o finestre, verificare il contenuto del portafoglio. Meno frequenti sono i rituali a contenuto numerico o di ordine come ricordare i numeri del telefono, contare i passi per tornare a casa, i bocconi di cibo deglutiti, raddrizzare quadri alle pareti, o mettere in atto elaborati rituali motori per rendere simmetrici i propri movimenti. Sono pure frequenti la ripetizione di preghiere e di esercizi di culto e pratiche scaramantiche.

 

Cause e sviluppo del DOC

Tra le varie teorie relative all’eziologia di questo disturbo, la più accreditata, attualmente, è quella di un’ipotesi biologica. Si ritiene che la Serotonina, un neurotrasmettitore naturalmente presente nel nostro cervello, sia fattore chiave di questo disturbo. Ideazione e movimento sarebbero finemente regolati all’interno di un circuito anatomo-funzionale mediante l’azione combinata di influenze eccitatorie ed inibitorie affidate a mediatori chimici diversi che appunto eccitano o inibiscono i collegamenti del sistema nervoso. Grazie a ciò noi possiamo concentrarci ed applicarci su un’idea o un pensiero se giudichiamo vantaggioso farlo e programmare schemi comportamentali idonei per raggiungere un risultato in linea con quel pensiero. Nel DOC, invece, questo mirabile equilibrio viene sovvertito: in particolare si ipotizza che venga meno la funzione modulatrice della Serotonina su particolari recettori. Di conseguenza il circuito sarebbe in preda ad una stimolazione abnorme ed incontrollata che scatenerebbe l’insorgenza di pensieri inesistenti e di gesti ripetitivi, che sfuggono al nostro controllo.

 

Terapia

Il DOC è stato considerato fino a pochi anni fa un disturbo resistente al trattamento e con prognosi non fausta. Grazie ai recenti progressi clinici, il disturbo ossessivo, opportunamente curato con farmaci, migliora in maniera sostanziale e, talvolta, in maniera completa in pochi mesi di cura. Tuttavia, i pazienti che si sottopongono ad un trattamento farmacologico appropriato sono ancora una minoranza. Negli ultimi anni la terapia di questo disturbo si è arricchita grazie alla scoperta degli effetti antiossessivi di farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della Serotonina. Questi composti sono efficaci, maneggevoli e privi dei noti effetti collaterali degli antidepressivi triciclici quali la secchezza della bocca, la stitichezza, la sudorazione eccessiva, l’aumento di peso ponderale, i disturbi della sfera sessuale, ecc. La terapia farmacologia offre un mutamento graduale e continuo nell’arco di 4 - 6 settimane di trattamento, ma in alcuni casi la remissione della sintomatologia compare dopo sei mesi di terapia.

Prima di tentare una riduzione o una sospensione completa, è consigliabile protrarre la terapia nel tempo anche per uno - due anni. Le benzodiazepine sono di scarsa utilità nel trattamento a lungo termine del DOC e il loro utilizzo è da limitarsi a brevi periodi.

 

Terapie alternative

Spesso, le persone affette da questo disturbo ricorrono alla psicoanalisi come prima soluzione al loro problema senza aver ricevuto informazioni preliminari riguardo alle finalità e soprattutto ai tempi di questo tipo di trattamento. L’adesione alla psicoterapia può rivelarsi più attiva e proficua dopo un adeguato trattamento farmacologico che abbia attenuato i sintomi più gravi fornendo al paziente maggiore autonomia e migliore adattamento. La terapia psicologica più largamente utilizzata è la terapia cognitivo-comportamentale (Behavior Therapy) che si basa su modelli teorici di approfondimento umano ed animale secondo i quali il comportamento di ogni individuo è regolato dalle conseguenze che esso stesso produce; si tende quindi all’evitamento di azioni che producono effetti spiacevoli e, viceversa, a perpetuare azioni che portano conseguenze piacevoli. Il paziente ossessivo metterebbe in atto il comportamento ritualistico per ridurre l’ansia mentre il fatto di raggiungere lo scopo rinforza la spinta a compiere il rituale. L’applicazione di tecniche comportamentali come “l’esposizione in vivo con prevenzione della risposta” si è rivelata di una certa efficacia sui rituali compulsivi come la compulsione a lavarsi o la spinta a controllare. Il paziente viene invitato ad esporsi alla situazione temuta o insopportabile mentre nella fase successiva gli viene impedito di compiere il rituale. Esposizioni graduali e ripetute porterebbero ad una progressiva riduzione dei livelli d’ansia e quindi al blocco del comportamento ritualizzato.

 

Conseguenze del DOC

Il paziente ossessivo può essere terrorizzato dall’idea di perdere il controllo delle proprie azioni, specie quando abbia presentato attacchi di panico, ma la possibilità che i timori ossessivi o l’impulso irrazionale a commettere qualcosa di sconveniente vengano tradotti in atto sono praticamente nulli. La complicanza più frequente nel DOC è la demoralizzazione o depressione secondaria. I sintomi depressivi come la ridotta autostima, i sentimenti di colpa, l’indecisione, l’insonnia, risultano in genere derivabili dai disagi provocati dalla sintomatologia ossessivo– comportamentale. Il rischio di tossicodipendenza, abuso di alcolici o di farmaci ansiolitici è più basso che in altri disturbi, mentre il rischio di suicidio è modesto.

 

Il paziente e la famiglia

L’ansia e il disagio del paziente sono di solito accompagnati da profondi sentimenti di colpa e di vergogna per le proprie azioni e convinzioni. Il disturbo viene così nascosto anche ai familiari e possono passare diversi anni prima che qualcuno noti il loro problema e li incoraggi a cercare aiuto. Intanto, in famiglia, si possono costituire degli “stereotipi”, responsabili di incomprensioni e ritardi nel chiarimento “medico” del problema. Nasce così la figura della “madre e della moglie tiranno domestico”, maniaca della pulizia, del figlio eternamente indeciso su tutto, da cosa mangiare o cosa indossare o quale facoltà universitaria scegliere. È opportuno che i familiari riconoscano e accettino la condizione di malattia, quando questa sia correttamente ricercata e diagnosticata. L’effetto terapeutico dei farmaci risulta rafforzato da un atteggiamento di resistenza attiva da parte del paziente nel confronto dei rituali. Questo comportamento deve essere incoraggiato, oltre che dal terapeuta, anche dai familiari. Il paziente va stimolato a confidare al medico competente i fenomeni ossessivo-compulsivi che lo affliggono, a sottoporsi ad adeguati trattamenti e continuamente tranquillizzato circa gli eventuali effetti collaterali; in questo senso l’apporto della famiglia è determinante. È molto importante che il paziente e la famiglia nutrano fiducia nella terapia, anche se essa non funzionerà rapidamente e se nei primi giorni si verificheranno effetti collaterali, a volte fastidiosi. Rimproveri e richiami più o meno severi ad una maggior forza di carattere non hanno senso e devono essere evitati.

 

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